L’amore è matematico, ma non è ancora possibile calcolarlo

Quando ho iniziato ad abbozzare questo articolo stavo ridendo da solo. Non perché stessi per scrivere una falsità (almeno per me non lo è) ma perché ero perfettamente consapevole delle reazioni che questo pensiero potesse scatenare.

Mi sono persino tatuato questo concetto sul braccio: un’equazione matematica che, se messa su un piano cartesiano, disegna un cuore.

Non vogliatemene, con questo articolo non ho alcuna intenzione di distruggere la magia dell’amore, anche perché io per primo sono innamorato della mia bellissima, meravigliosa, fantasmagorica, cippicioppi compagna.

Ma penso che non vi sia nessuna magia, ma solamente pura e complessa matematica. O meglio, se definiamo “magia” qualsiasi cosa che ancora non ha una spiegazione scientifica o variabili e calcoli troppo complessi da elaborare, allora potremmo definirla tale.

Mi spiego meglio, partiamo dal piccolo.

Chi non ha odori o profumi che ama e altri che non sopporta? A me, ad esempio, piace l’odore del gorgonzola o della Red Bull, alla mia compagna decisamente no, soprattutto detesta la seconda. E già qui siamo davanti a differenze nette, inspiegabili solo in superficie.

Ma da dove nasce questa preferenza distinta?

Secondo me da una miscela assurda di fattori: recettori sensoriali, esperienze, memoria, sinapsi, impulsi elettrici, chimica del cervello. Un sistema così complesso che lo chiamiamo “gusti personali” solo perché non riusciamo ancora a scomporlo.

Se avessimo abbastanza dati e abbastanza potenza di calcolo, potremmo teoricamente leggere una persona come un’equazione. Capire cosa amerà e cosa odierà, non come magia… ma come sistema.

Questo concetto, secondo me, si applica anche all’amore. Solo che l’amore è tutto questo moltiplicato per unnumerotalmentegrandechenonsoscrivere: odori, tatto, vista, memoria, emozioni, esperienze condivise, stanchezza, felicità, ormoni, tempo. Tutto insieme, tutto nello stesso momento.

Un’enorme equazione vivente, dove in ingresso hai una quantità folle di variabili e in uscita qualcosa che chiamiamo “Amore”.

E la cosa più assurda è che le variabili cambiano continuamente, non è un sistema statico, è un sistema che si ricalcola da solo ogni istante: Ero stanco ieri? Risultato diverso. Dormo meglio oggi? Tutto cambia.

Un’equazione che non finisce mai di aggiornarsi.

Forse un giorno arriveremo ad avere abbastanza potenza di calcolo per costruire un “amorometro”, un sistema in grado di stimare tutto questo in tempo reale. Ma anche allora non sarebbe mai fermo, dovrebbe ricalcolarsi continuamente. All’infinito.

Quindi sì, l’amore esiste. Ma forse è solo un’equazione che non abbiamo ancora imparato a risolvere. Ma va risolta?

Io non lo so, e pur non sapendo calcolarla, sento che io e Lucia siamo la mia equazione preferita.

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2 risposte a “L’amore è matematico, ma non è ancora possibile calcolarlo”

  1. Bellissima riflessione. Forse la cosa affascinante dell’amore è proprio il paradosso che descrivi: può essere fatto di chimica, memoria, biologia e miliardi di piccole variabili… e allo stesso tempo il fatto di comprenderne i meccanismi non ne toglie il valore.
    Sapere come funziona una stella non rende meno bello guardare il cielo. Sapere che una canzone è fatta di frequenze e matematica non ci impedisce di emozionarci ascoltandola.
    Magari un giorno riusciremo anche a descrivere meglio l’equazione dell’amore, ma la parte più incredibile resterà che siamo noi stessi parte dell’equazione mentre proviamo a risolverla. ❤️

    1. Ciao Fabio,
      ti ringrazio 🙂

      Condivido quello che hai scritto, mi ha anche emozionato leggerlo.
      È proprio vero: capire come funziona qualcosa non gli toglie magia, anzi a volte la rende ancora più interessante.

      Alla fine però resta sempre la cosa più importante: quello che provi, lo stupore, e quel sentirsi bene 🙌

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